Le abbiamo provate tutte ma rimaneva sempre un senso di incompiutezza, di insoddisfazione. Poi come Comunità di famiglie “Venite alla festa” abbiamo deciso di intraprendere un percorso di discernimento comunitario accompagnati da un assistente spirituale e per farlo abbiamo smesso diverse attività che ci avevano accompagnati per tanti anni.
Nella consapevolezza che siamo solo ai primi passi abbiamo pensato di farci guidare dalla Lettera pastorale dell’arcivescovo Erio Castellucci “Cristo è la nostra pace”. Scelta quanto mai opportuna visto lo smarrimento e l’impotenza provocata in tanti dalla crescita esponenziale di guerre e violenze.
Prima c’è stata una lettura individuale della Lettera alla quale è seguito un confronto comunitario soprattutto sulla prima parte proprio per riscoprire il realismo cristiano anche di fronte ad una follia come la guerra.
A questo primo incontro ne è seguito un secondo direttamente con l’arcivescovo per farci raccontare il suo cammino di discernimento verso la Lettera pastorale.
A questo sono seguiti cinque incontri sul cosiddetto Pentagono di pace: primo, sdegnarci e alzare la voce: il disarmo delle coscienze; secondo, favorire il dialogo: il disarmo delle parole; terzo, pregare e intercedere: il disarmo delle anime; quarto, rimboccarci le maniche ed aiutare: il disarmo delle mani; quinto, testimoniare e rimanere fedeli a Gesù: il disarmo dei cuori. Difficile dire quali frutti sta producendo il percorso di discernimento e l’approfondimento della lettera pastorale sulla pace; tuttavia, si può già dire che questo sta consentendo di aggiornare il nostro vocabolario spirituale.
Possedere parole nuove non è una questione di tipo tecnico (economico, sociologico, psichico, culturale, politico) ma significa possedere gli occhiali giusti per osservare e per vivere la realtà, per dare un senso alla nostra vita come persone singole, come famiglie, come comunità e come membri della Chiesa e della società. Con i soliti occhiali possiamo vedere solo le solite cose. Stiamo provando a leggere cosa alberga nel nostro cuore e quale relazione di figliolanza caratterizza il nostro rapporto con il Signore e di conseguenza quale relazione di fraternità instauriamo con gli altri.
Abbiamo la consapevolezza che la relazione con Dio non parte da noi stessi (si potrebbe dire autoreferenziale cioè come se Dio non ci fosse), ma è una risposta all’azione dello Spirito Santo. Questa relazione speciale con un Padre speciale ci sta facendo sentire meno incompiuti e meno insoddisfatti. Ci sentiamo più gioiosi in pratica e ciò ci aiuta ad affrontare con speranza le “strutture del male”, così come ci aiuta a costruire relazioni autentiche, significative e durature con gli altri siano essi gli amici o semplici conoscenti, i colleghi di lavoro, i figli piuttosto che il coniuge perfino con i fratelli della comunità.
Comunità di famiglie “Venite alla festa”



